"In una conca appartata degli Euganei, adagiato sugli ultimi declivi di tre colli, Tramonte, come altri paesi euganei, non si raccoglie intorno a una piazza o a una contrada, ma è formato da case e ville sparse. L'origine antichissima della sua chiesa dedicata a San Giorgio, sorta verso l'alto del colle di destra, Moscalbò, è provata dalle pietre siglate venute in luce nei restauri eseguiti nel 1934. Al sommo dello stesso colle di Moscalbò sono rudimentali tracce delle fondamenta e dei fossati del castello dei Maltraversi, i fondatori del vicino monastero di Praglia.
Recenti restauri della Chiesa hanno portato alla luce affreschi che potrebbero essere datati intorno all’anno Mille. Risalgono agli ultimi anni del ‘400, invece, i tondi che rappresentano i dodici apostoli opera di artista della scuola di Jacopo da Montagnana e che si trovano nell’arcone centrale. Altra opera di pregio scoperta durante i lavori è una Crocifissione che viene attribuita alla scuola padovana dello Squarcione. Rare opere in terracotta della seconda metà del ‘400, attribuibili alla bottega del lombardo De Fondulis, sono le due statue rappresentanti San Rocco e San Sebastiano. Lo studio di monete antiche e di altri reperti, così come le tracce dell’abside originaria e del vecchio campanile - collocato all’interno della Chiesa - potranno servire alla datazione più precisa dell’epoca dell’edificio che certamente risale a circa mille anni fa.
Gli altri due colli che circondano Tramonte sono quello detto delle Are (Lonzina) e Cenghiari. Il Portenari nella sua Felicità di Padova fantasticava che questi nomi rivelassero origini romane, l'uno ricordando sacrifici pagani, l'altro ricordando nella sua forma la "siringa" di Pan. Certo è che anche Tramonte ebbe costruzioni di epoca romana, legate alle vicine terme euganee: in un fondo furono rinvenuti parecchi anni fa bronzetti votivi e affiorano ancora massi di trachite e mattoni romani. Il Portenari rammenta poi che in antico era una miniera d'oro là dove un "calto" profondo reca tutt'ora il nome di "buca dell'oro" ...
Il vescovo Tommasini nella prefazione a un suo libri erudito descriveva le delizie di Tramonte, luogo "ameno e lieto di uve, di piante, di acque e di aria soave", e della sua villeggiatura, tranquilla e appartata, serena e laboriosa. Egli abitava la villa che fu poi dei Manzoni (la famiglia del beato Pellegrino) e in tale villa alloggiò nella sua visite pastorali il vescovo Cardinale Barbarigo. Per eredità dell'ultima dei Manzoni, andata sposa a un Brunelli Bonelli, la villa di Tramonte verso la fine del secolo XVII° pervenne a questa famiglia; oggi è dei Petrobelli. Sotto di quella è la villa che fu abitata dal Cardinale Zabarella. Passò poi per varie mani: l'ebbe un tempo una Savorgnan Zabarella; nell'Ottocento vi abitò la famiglia del famoso idraulico Domenico Turazza: oggi è villa Talpo.
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